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Merovingi
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Contents
• Storia
• Origini
• La corte
• Leggende
• Note
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Storia
Origini
Le vicende dei primi personaggi della dinastia sono in gran parte leggendarie: secondo le Grandi Cronache di Francia (mwfwGrandes Chroniques de France) di mwgaGregorio di Tours, il primo mwgqre dei Franchi sarebbe stato mwggFaramondo (mwgwPharamond), figlio del duca dei mwhaFranchi mwhqMarcomero (mwhgMarcomer o mwhwMarcomir). Eletto re nel mwia420, Faramondo avrebbe suddiviso il suo popolo in due metà e, alla testa dei mwiqFranchi Salii (originariamente stanziati tra il basso mwiwReno ed il mwjamare del Nord), avrebbe passato il mwjqReno per stabilirsi nel nord dell'attuale mwjgFrancia, mentre i mwjwFranchi Ripuari o Renani sarebbero rimasti nella zona di mwkaColonia e nell'attuale regione mwkqtedesca della mwkgRenania Settentrionale-Vestfalia.
Dopo la morte di mwlaFaramondo nel mwlq428, gli sarebbe succeduto il figlio, mwlgClodione, detto “il Capelluto” (mwlwClodion le Chevelu), che tentò approcci con i Romani, benché avversato dall'elemento nazionalista interno. Respinto dalla mwmaGallia dal generale mwmqromano mwmgFlavio Ezio, si spostò a saccheggiare la mwmwTuringia. Sconfitto una seconda volta in battaglia, negoziò la pace, ma la ruppe per impadronirsi di mwnaTournai e mwnqCambrai (mwngCamaracum), da cui fu nuovamente cacciato. Infine firmò un patto di alleanza con l'impero (mwnwmwoafoedus), con il quale gli venne consentito di stanziarsi all'interno dell'impero stesso, nella regione di mwoqTournai, provvedendo in cambio a difenderne i confini.
Morto mwowClodione nel mwpa448, gli sarebbe succeduto mwpqMeroveo (mwpgMérovée), che una più tarda leggenda voleva figlio del mwpwre e di un mostro marino, il mwqaquinotauro, e che forse non fu figlio di mwqqClodione, ma solo suo parente. Come alleato dei Romani, sembra abbia combattuto nella mwqgbattaglia dei Campi Catalaunici del mwqw451 guidata da mwraEzio contro gli mwrqUnni di mwrgAttila.cite-ref-1[1] Con il suo governo il regno dei Merovingi si installò nella mwswFrancia settentrionale.
A mwtqMeroveo succedette nel mwtg457 il figlio mwtwChilderico I (mwuaChildéric), fortunosamente liberato dalla prigionia degli mwuqUnni, che in un primo momento fu cacciato dai nobili per le sue numerose avventure galanti. Ospitato dal mwugre dei Turingi, ne sedusse la moglie mwuwBasina, che lo seguì al suo ritorno in mwvaGallia e lo sposò, malgrado il precedente matrimonio. Combatté contro i mwvqVisigoti stanziati nel sud del mwvgpaese, che minacciavano mwvwOrléans, e nel mwwa468 sconfisse i mwwqSassoni che minacciavano mwwgAngers e uccise mwwwPaolo, comandante militare gallo-romano a mwxaSoissons. Conquistò alcune regioni della mwxqGermania e morì nel mwxg481. Fu sepolto a mwxwTournai, dove la sua tomba fu scoperta nel mwyaXVIII secolo. Il corredo funerario della tomba lo mostra in abiti e atteggiamenti romani, e vi sono stati ritrovati 200 denari d'argento romani e 90 soldi d'oro imperiali, dimostrazione che il concetto di monetazione presso i Merovingi era soggetto a sbagli volontari e involontari: si usavano le due monete indistintamente e si tendeva anche a contraffare le monete imperiali. Durante il suo regno terminò nel mwyq476 l'mwygimpero romano d'Occidente.
Clodoveo I e la conversione al cattolicesimo
mwzqClodoveo, nato verso il mwzg466, è considerato il vero fondatore della dinastia. Salito al potere nel mwzw481 coalizzò le tribù dei mwaaFranchi ed iniziò una politica di espansione a spese di mwaqAlemanni, mwagTuringi, mwawBurgundi (con i quali stese diverse alleanze e intrattenne rapporti contrastanticite-ref-2[2]) e mwcaVisigoti (della Gallia del Sud, fino al mwcq507, quando, dopo la pesante sconfitta nella mwcgbattaglia di Vouillé che costò la vita allo stesso re mwcwAlarico II e la perdita della capitale mwdaTolosa e di quasi tutti i territori nella regione gallica, furono costretti a varcare i mwdqPirenei). Occupò inoltre l'ultima mwdgenclave romana costituita nel bacino della mwdwSenna da mweaSiagrio il quale, sconfitto nel mweq486, si rifugiò proprio presso mwegAlarico II che poi lo consegnò a mwewClodoveocite-ref-3[3]. A conclusione del processo di espansione scelse come capitale mwgaLutezia (l'attuale mwgqParigi).
L'espansione dei mwgwFranchi, che possedevano ormai quasi tutta la mwhaGallia, attirò l'attenzione sia di mwhqTeodorico, re degli mwhgOstrogoti, che cercò di aiutare i mwhwVisigoti inviando loro delle truppe, sia dell'imperatore d'Oriente mwiaAnastasio, che invece cercò di allearsi con mwiqClodoveo per ridimensionare gli mwigOstrogoti stanziati in Italia ed ottenere la sua sottomissione formale. Dal punto di vista di mwiwClodoveo l'offerta di mwjaAnastasio da una parte poteva legittimare le conquiste, ponendola come ristabilimento dell'autorità sovrana imperiale rispetto ai suoi sudditi, dall'altra li avrebbe messi in lotta contro i popoli mwjqgermanici ben più vicini geograficamente e culturalmente. Inoltre il regno dei mwjgFranchi, che erano tra i popoli meno romanizzati, era l'ultimo ancora pagano in Europa occidentale.
Re mwkaClodoveo fece allora una scelta singolare, cioè quella di convertirsi, imponendo il battesimo al proprio popolo, ma non secondo la fede mwkqariana, predominante nei popoli mwkggermanici, ma secondo il credo mwkwniceno, accettando la sottomissione solo e soltanto al mwlavescovo di Roma. La scelta ebbe una portata storica molto forte, in quanto i mwlqFranchi furono il primo popolo “barbaro” che accettò il primato del papato. Le ragioni di tale scelta possono essere individuate nella volontà di mwlgClodoveo di legittimarsi direttamente da Roma (e quindi dall'Impero delle origini), anziché da mwlwCostantinopoli, e di ribadire la propria identità nazionale con una scelta diversa da quella degli altri popoli mwmagermanici. Accantonata la liturgia già in uso dai vescovi gallo-romani, mwmqClodoveo fece applicare la liturgia e la disciplina del mwmgvescovo dell'Urbe, facendo diventare i mwmwFranchi i "figli primogeniti della Chiesa romana", e dunque i principali alleati politici e difensori di Roma. Ma la conversione presentò anche alcuni rischi per la casa regnante, perché poteva scontentare i suoi maggiori fedeli di cultura pagana e inoltre toglieva alla sua dinastia l'aura sacrale derivata dalla tradizione leggendaria. Nella pratica comunque l'accettazione del cristianesimo non va vista come assoluta, poiché quelle popolazioni spesso avevano credenze religiose mwnasincretiche e sicuramente convissero con i vecchi costumi religiosi e militari tradizionali.
Lmwng'mwnwmwoaHistoria Francorum di mwoqGregorio di Tours data la conversione di mwogClodoveo al 25 dicembre mwow496, data respinta ormai da molti storici che la collocano al mwpa506, alla vigilia del conflitto con gli mwpqariani mwpgVisigoticite-ref-4[4]. I principali artefici della conversione regale, sempre secondo mwqwGregorio, furono la mwraburgunda regina mwrqClotilde e mwrgsan Remigio, mwrwvescovo di Reims, anche se occorre tener presente che la forte personalità e lo spiccato intuito politico di mwsaClodoveo, che peraltro non risulta aver dato segnali di particolare religiosità o aver mutato abitudini personali, gli avranno suggerito più una valutazione sulla reale importanza sociale e politica della Chiesa, piuttosto che considerazioni di carattere personale; a ciò si aggiunga anche che buona parte delle popolazioni stanziate sui territori oggetto delle sue conquiste era di fede cattolicacite-ref-5[5].
La vittima più illustre di questo stato di cose fu mwtgTeodorico, re degli mwtwOstrogoti d'Italia, che aveva imperniato la sua politica su una rete di alleanze (anche matrimoniali: sposò Audefleda, sorella di mwuaClodoveo) e accordi di non belligeranza con gli Stati più importanti d'Europa. Ma come ha osservato Paolo Lamma, “il problema franco è la chiave di volta dei rapporti barbarici occidentali; Teodorico lo ha compreso e ha cercato di attrarre anche questa forza nel suo sistema di equilibrio, ma la politica franca si muove su linee diverse da quelle da lui auspicate. È un imperialismo particolare che mira ad un dominio, più che a una collaborazione, sulle genti vicine.”cite-ref-6[6]. Alla crisi si giunse dopo la già citata mwvqbattaglia di Vouillé, vinta dai mwvgFranchi a spese dei mwvwVisigoti, aiutati dagli mwwaOstrogoti di mwwqTeodorico (e dunque anche vinta dalla politica espansionistica contro quella diplomatica); mwwgClodoveo chiese all'imperatore d'Oriente mwwwAnastasio la dignità mwxaconsolare, che ottenne ("mwxqproconsole") prontamente con le relative insegne. mwxgAnastasio infatti non aspettava altro che un'occasione propizia per mettere in difficoltà mwxwTeodorico, che non era solo uno scomodo vicino con il quale aveva in sospeso dispute di confine, ma aveva anche problemi inerenti alla Chiesa di Roma. Si creò dunque un'alleanza Oriente-Gallia che si poteva contrapporre a quella Italia-Spagna e che teneva mwyaTeodorico chiuso in una morsa da cui non fu più in grado di uscire, anche per il successivo mutare della situazione politica internazionalecite-ref-7[7].
Il regno di mwzgClodoveo si frammentò tra i quattro eredi (mwzwClotario, mw0aClodomiro, mw0qTeodorico e mw0gChildeberto), secondo le usanze del tempo che consideravano le conquiste territoriali alla stregua del patrimonio personale di beni mobili, i quali continuarono la politica paterna di espansione a spese di mw0wBurgundi e mw1aTuringi, e con l'annessione della mw1qBorgogna, ceduta dal re mw1gostrogoto mw1wVitigecite-ref-8[8]. Qualche difficoltà fu incontrata da mw3aChildeberto nella sua politica di intervento in Italia come alleato dei bizantini contro i mw3qLongobardi del re mw3gAutari, la cui resistenza, seppure con alterne fortune, indusse il re franco a non insistere nel tentativo di impadronirsi dell'Italia settentrionalecite-ref-9[9].
"Re fannulloni"
I quattro figli maschi di mw5gClotario, ultimo sopravvissuto dei figli di mw5wClodoveo, divisero a loro volta nuovamente il regno in altrettante regioni, che negli anni successivi vennero anche allargate grazie a conquiste verso oriente e verso sud. mw6aNeustria e mw6qAquitania andarono a mw6gCariberto I, mw6wAustrasia, e mw7aAlvernia e mw7qProvenza a mw7gSigeberto I, mw7wBorgogna a mw8aGontrano e la regione attorno a mw8qTournai a mw8gChilperico I. Restavano fuori dalla sfera di influenza franca lo stato degli mw8wAlamanni (più o meno l'attuale mw9aSvizzera), la mw9qBretagna, l'mw9gOccitania e i mw9wvasconi (i mw-aPaesi Baschi) dell'area pirenaica.
La nascita in quei tempi dei primi abbozzi della futura mw-glingua francese rende bene l'idea di una popolazione prevalentemente gallo-romana (il francese è infatti lingua neolatina) assoggettata alla minoranza germanico-franca al potere. Il retaggio culturale latino era ancora più forte nelle città del versante mediterraneo, dove infatti la mw-wlingua provenzale e mw-aoccitana sono più marcatamente neolatine.
Nel mw-gVI secolo il mw-wregno franco pativa una crisi non solo economica per le difficoltà dell'agricoltura, ma soprattutto per la disgregazione politica dovuta alla debolezza cronica dei re Merovingi, che, per questo motivo, vennero infatti chiamati "mwaqare fannulloni", e che portò ben presto il loro potere ad affievolirsi a favore di un casato di mwaqemaestri di palazzo (o "maggiordomi"), i mwaqiPipinidi (poi mwaqmCarolingi). Va comunque rilevato che il giudizio negativo sui Merovingi proposto dal biografo di mwaqqCarlo Magno mwaquEginardo, influenzò notevolmente la storiografia successiva, etichettando quella stirpe come una dinastia inutile, a cui volutamente contrappone l'esercizio di tutti i poteri politici ed economici da parte dei maestri di palazzo. Questi re avrebbero avuto, secondo mwaqyEginardo, esclusivamente un ruolo cerimoniale e di facciata: contenti del loro titolo, sedevano inoperosi sul trono intervenendo nelle udienze con quanto veniva loro suggerito o imposto dai prefetti (come definiva i maestri di palazzo); deboli anche economicamente, oltre all'appannaggio che veniva deciso ed erogato a loro piacimento dai prefetti, essi possedevano solo una tenuta agricola (peraltro poco produttiva), con i relativi servi, e si spostavano su carri trainati da buoi e condotti da bovari. In realtà i Merovingi, al di là del carattere caricaturale (e storicamente improbabile) di queste descrizioni e della effettiva debolezza, ebbero comunque il merito di creare e istituzionalizzare la monarchia franca da un agglomerato di antiche tradizioni sociali e di organizzazioni economiche di origine germanica, ponendo il nuovo popolo franco sulla via della civilizzazionecite-ref-10[10].
Una prima riunificazione era stata provata, nella seconda metà del mwaqwVI secolo, dalla regina d'mwaq0Austrasia mwaq4Brunechilde, vedova di mwaq8Sigeberto I, a capo del regno in reggenza dei figli e poi, dopo la morte prematura di essi, dei nipoti. Ma l'impresa riuscì solo nel mwara613: mwareClotario II di mwariNeustria riuscì a ricomporre tutto il mwarmregno franco sotto la sua autorità, avvalendosi dell'aiuto di due importanti esponenti dell'aristocrazia austrasiana, mwarqArnolfo di Metz e mwaruPipino di Landen. Nello stesso anno mwaryClotario mise a morte mwarcBrunechilde, che aveva perso l'appoggio della nobiltà. A differenza di mwargBrunechilde, mwarkClotario ebbe l'indiscutibile vantaggio, per la nobiltà franca, di lasciar loro un ampio margine di potere. L'anno successivo egli legava la nomina dei vescovi alla sanzione reale.
Alla morte di mwarsClotario (mwarw629) mwar0Arnolfo si ritirò in un monastero (dove più tardi sarebbe morto in odore di santità), mentre il nuovo re mwar4Dagoberto I, di cui mwar8Arnolfo era già precettore e mwasaPipino influentissimo maestro di palazzo in mwaseAustrasia fin dal mwasi624, sentendo forse l'oppressione della nobiltà australina, spostò la corte da mwasmMetz a mwasqmwasuLutezia (mwasyParigi), portando con sé mwascPipino, che nella nuova capitale aveva meno appoggi ed era più facilmente controllabile. Nel mwasg639 Dagoberto morì lasciando dei figli bambini, e un anno dopo morì anche mwaskPipino.
Il declino merovingio, oltre ad un processo di deterioramento interno del potere (frazionamento del regno, lotte intestine alla dinastia e minorità di molti degli eredi), è certamente da mettere in relazione con la posizione di rilievo assunta da alcune famiglie nobili che potevano competere con il trono a livello economico, di potere e di influenza sociale. I futuri mwassCarolingi in particolare, grazie al ruolo di maestri di palazzo, avevano un controllo smisurato su tutte le attività della nazione franca, e già dalla metà del mwaswVII secolo furono in grado di tentare un colpo di Stato. Nel mwas0631 infatti mwas4Grimoaldo, figlio di mwas8Pipino di Landen, assumeva la carica di maestro di palazzo e, credendo i tempi maturi per un colpo di mano, tentò di assicurare il trono a suo figlio mwataChildeberto, facendolo adottare dalla famiglia merovingia. Ma l'opposizione della nobiltà reagì duramente e, subito dopo la prematura morte naturale di mwateChildeberto, trucidò circa nel mwati656 lo stesso mwatmGrimoaldo. La linea maschile dei mwatqpipinidi si era esaurita, ma la struttura socio-familiare dell'epoca consentì la continuazione della stirpe attraverso mwatuBegga, sorella di mwatyGrimoaldo e dunque figlia di mwatcPipino, che sposò mwatgAnsegiso, figlio di mwatkArnolfo, vescovo di Metz, e diede alla luce mwatoPipino di Herstalcite-ref-11[11]. Fu solo nel mwat8687 che costui, dopo aver guadagnato l'appoggio della nobiltà, riuscì a diventare la nuova guida per i mwauafranchi, rinsaldata dalla leggendaria vittoria di suo figlio mwaueCarlo Martello a mwauiPoitiers e consacrata con mwaumPipino il Breve, che fondò la dinastia reale pipinide-arnolfingia, poi detta mwauqcarolingia, la quale dunque, considerando le linee materne, discendeva dalla merovingia.
Uno dei maggiori problemi in merito alla caduta della dinastia merovingia era costituito dalla sua indiscussa legittimità, che non era intaccata nemmeno dall'incapacità e debolezza o dalla minore età di molti re; una legittimità sacra che di fatto per molto tempo impedì che le famiglie nobili del regno, prime fra tutte quelle dei maestri di palazzo, s'impadronissero del trono con un atto rivoluzionario. Lo stesso mwauyEginardo fu costretto a riconoscere che solo grazie all'alleanza tra il mwaucpapa Zaccaria e mwaugPipino il Breve si giunse alla caduta della dinastia regnante, con un atto d'imperio del pontefice che ordinò di chiudere mwaukChilderico III in un monastero e di nominare mwauoPipino re dei mwausFranchi, in base al principio che nessuno avrebbe dovuto essere re solo di nome, ma doveva esserlo anche nei fatti. Una tale ricostruzione storica del biografo di mwauwCarlo Magno (che per dovere d'ufficio non avrebbe certo potuto gettare ombre sull'operato della dinastia mwau0pipinide da cui mwau4Carlo discendeva) rendeva mwau8Pipino quasi uno spettatore della vicenda di cui era protagonista, che si era svolta per diretto intervento e con l'autorità del Vicario di Cristocite-ref-12[12].
Rapporto con i maggiordomi di palazzo
Al tempo in cui regnarono (mwavyV-mwavcVIII secolo) il potere politico era diviso tra il mwavgre e il mwavkmaggiordomo di palazzo, in un rapporto paragonabile a quello, più tardo, tra l'mwavoimperatore e lo mwavsShōgun nel mwavwGiappone feudale. Allo stesso modo, infatti, formalmente il maggiordomo non poteva avere un potere maggiore del suo sovrano; tuttavia, era proprio il signore di palazzo che radunava le truppe nei "campi di Maggio" (grandi assemblee nelle quali, ogni primavera, si riunivano gli uomini armati) e conduceva le campagne militari, esercitando nei fatti il ruolo di comandante supremo dello stato guerriero. Il potere si basava infatti soprattutto sull'esercito o, piuttosto, sulla guardia del corpo del sovrano, che, oltre a quelli militari, aveva anche incarichi politici e giudiziari.
Proprio a causa di questo potere che via via andava ingrandendosi nelle mani dei maggiordomi, la dinastia mwav4pipinide (poi mwav8carolingia), dalla quale proveniva la maggior parte dei signori di palazzo, prese progressivamente il sopravvento sulla merovingia per poi sostituirla completamente. Lo stesso mwawaEginardo, biografo ufficiale di mwaweCarlo Magno, nella sua opera tenta di dimostrare che la stirpe merovingia non sarebbe tanto caduta per un colpo di mano o per l'ambizione dei mwawiPipinidi, quanto piuttosto per la totale incapacità dei Merovingi a governare; inoltre, lo sforzo di presentare mwawmCarlo Martello e mwawqPipino il Breve (rispettivamente nonno e padre di mwawuCarlo Magno) come di fatto i veri detentori del potere, tendeva a cancellare il sospetto di un colpo di Stato nell'assunzione del titolo regio da parte di mwawyPipinocite-ref-13[13].
La corte
La numerosa corte non aveva sede fissa e si manteneva con i proventi delle rendite fiscali dei terreni. L'amministrazione periferica era assicurata dai conti, prima funzionari militari, poi anche civili, nominati dal re e anch'essi mantenuti con rendite rurali dei possedimenti sotto la loro giurisdizione e con le ammende comminate ai colpevoli di reati; alcune contee erano raggruppate sotto il controllo di duchi, funzionari militari di grado più alto, mentre all'interno delle città l'amministrazione era completamente nelle mani dei vescovi, sulla cui elezione e sulle cui proprietà interveniva direttamente il re.
Nell'ambito della corte alcuni personaggi di maggior rilievo costituirono un ceto forte e geloso dei suoi privilegi e dello stesso sovrano, i Maestri di Palazzo o Maggiordomi, che da un lato controllavano il re, e dall'altro agivano in suo nome con un potere praticamente illimitato che concedeva loro anche la tutela dei sovrani minorenni ed il conseguente controllo delle lotte dinastichecite-ref-14[14].
Tra le famiglie collaboratrici all'interno della corte dei Merovingi, assumevano un ruolo importante per la politica dei reali i denominati mwaxmcourrier, i quali tenevano la corrispondenza scritta tra i diversi territori e regni in Europa. Tale prassi diede avvio ad una forma prodromica di diplomazia scritta. I mwaxqcourrier come altre famiglie, dimostravano maestranze speciali consolidate nel tempo e quindi ricevevano titoli e riconoscenze nobiliari per questi servigi.
Leggende
L'appellativo di "mwaxcre taumaturghi" per i Merovingi risulta dubbio: in realtà il primo accenno storico scritto di re taumaturgo è riferito solo a mwaxgEnrico I di Francia, esponente della terza dinastia di mwaxkre di Francia, i mwaxoCapetingi, presumibilmente per il fatto che i Merovingi erano analfabeti.cite-ref-15[15]. Di Enrico si racconta infatti di come guarisse le mwax8scrofole con l'imposizione delle mani. La taumaturgia era in qualche modo un fatto d'esperienza che nemmeno i più scettici, nel mwayaXIV secolo, si sognavano di mettere in dubbio.cite-ref-16[16]
Tardivamente è attestato anche l'appellativo di "re mosca", per via dell'insetto raffigurato sul loro stemma.
Secondo altre ipotesi, al solito basate su quella che è una lampante "etimologia facile", i Merovingi deriverebbero dalla mwaycmwayggens Claudia e gli avi di mwaykClodoveo, primo re merovingio, sarebbero stati servi affrancati dai mwayoClaudi, malgrado il nome "Hlodowig", nell'idioma germanico dei mwaysFranchi, sia con ogni evidenza composto da mwaywhlod («illustre») e mway0wig («battaglia»).
Leggende moderne
Secondo la medievale “mwazaLegenda Aurea”, mwazeMaria Maddalena, dopo la crocifissione di mwaziGesù, sarebbe fuggita dalla mwazmPalestina su una barca per approdare in mwazqProvenza, da dove avrebbe poi risalito il mwazuRodano.
La leggenda è ripresa nel mwazcbest seller mwazgmwazkIl santo Graal di mwazoMichael Baigent, mwazsRichard Leigh e mwazwHenry Lincoln, un libro del mwaz01982 che ha dato lo spunto a moltissimi altri testi sulla "linea di sangue del Graal", pur non essendo suffragata da alcuna fonte storica: i Merovingi sarebbero i discendenti di mwaz4Gesù e della mwaz8Maddalena. Secondo questo scenario, mwaaaMaria Maddalena, incinta, risalì il mwaaeRodano raggiungendo la tribù dei mwaaiFranchi, che non sarebbe altro che la tribù ebraica di mwaamBeniamino nella mwaaqdiaspora, ed avrebbe avuto un figlio di nome Giacomocite-ref-17[17]. I Merovingi, i primi re dei mwaakFranchi, proprio a causa di questa origine avrebbero avuto l'appellativo di mwaaore taumaturghi (guaritori), per la loro facoltà di guarire gli infermi con il solo tocco delle mani, come il mwaasGesù dei mwaawVangeli, e le leggende legate alla paternità di mwaa0Meroveo simboleggerebbero l'unione della stirpe dei mwaa4Franchi con quella graalica, proveniente d'oltremarecite-ref-18[18]. Il santo mwabmGraal non sarebbe altro che il mwabqsang real ovvero il sangue regale di questa stirpe dalle origini nobilissime.
A parte mwabyJacopo da Varazze, autore della mwabcmwabgLegenda Aurea, le uniche fonti citate dai tre autori per sostenere che i Merovingi discenderebbero da mwabkGesù e dalla tribù ebraica di mwaboBeniamino sono mwabsLes dossiers secrets del mwabwPriorato di Sion, una serie di documenti dattiloscritti depositati presso la Biblioteca Nazionale di mwab0Parigi negli mwab4anni sessanta. Questi testi contengono complicate linee di discendenza ed elenchi di presunti Gran Maestri del Priorato (descritti come i custodi del vero segreto del mwab8Graal), ma che le ultime ricerche hanno confermato inventate di sana pianta da mwacaPierre Plantard per millantare una propria personale discendenza nobiliare dai Merovingicite-ref-19[19].
Secondo Michel Lamycite-ref-m-lamy-20-0[20] molti dei libri del famoso scrittore mwacoJules Verne nascondono indizi, ed una più ampia caccia al tesoro dei Re Merovingi. Secondo questa mwacsUcronia il famoso scrittore narra una storia segreta ed il suo apice è nel libro mwacwmwac0Clovis Dardentor e il suo titolo eloquente. Lamy ci dice che, innanzi tutto, Clovis evoca il famoso re mwac4Clodoveo. Quanto a Dardentor, il termine può essere scomposto in mwac8d'ardent or (di oro ardente), espressione che indicherebbe in mwadad'ardent il rapporto con il titolo "mwaderampollo ardente" che fu conferito precisamente al discendente di mwadiDagoberto II che avrebbe potuto rifugiarsi a mwadmRennes-le-Château, dove potrebbe essere vissuto per un certo tempo. Così il nome del personaggio principale, il titolo stesso del libro, ci annuncia che mwadqJules Verne sta per parlarci, con parole velate, dell'Oro dei Discendenti dei Re Merivingi.
Linea di successione
Relazioni dinastiche franche
Note
cite-note-33. ↑ mwaiuBrezzi 1978 op. cit., pagg. 58, 60 (vol. I).mwaiy mwaicParametro mwaigtitolo vuoto o mancante (aiuto)
cite-note-44. ↑ Cardini - Montesano, mwai4Storia medievale, Le Monnier Università, Firenze, 2006, pag. 79.
cite-note-55. ↑ mwajimwajmBrezzi 1978,mwajq op. cit., pagg. 68 e segg. (vol. I).
cite-note-66. ↑ Come riportato in Brezzi, op. cit., pag. 74.
cite-note-77. ↑ mwajsmwajwBrezzi 1978,mwaj0 op. cit., pagg. 74 e segg. (vol. I).
cite-note-88. ↑ mwakemwakiBrezzi 1978,mwakm op. cit., pag. 100 (vol. I).
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cite-note-288. Un altro figlio moto infante: Dagoberto (†mwasc675)
cite-note-299. Secondo lmwass'mwaswExcerpta ex vitis Sanctorum Childerico III era figlio di mwas0Chilperico II, senza fare alcun riferimento alla madre (si veda: mwas4(mwas8mwataLA) Martin Bouquet, mwatemwatiRerum Gallicarum et Francicarum Scriptores, vol.mwatm Tomus tertius: Excerpta ex vitis Sanctorum, Parigi, 1741, p.mwatq 662. mwatuURL consultato il 14 settembre 2016.), mentre secondo gli mwatyAnnales Francorum Ludovici Dufour era parente del predecessore mwatcTeodorico IV, forse fratello o figlio (si veda: mwatg(mwatkmwatoLA) mwatsmwatwRerum Gallicarum et Francicarum Scriptores, vol.mwat0 Tomus tertius: Annales Francorum Ludovici Dufour, Parigi, 1741, p.mwat4 704. mwat8URL consultato il 14 settembre 2016.).
cite-note-3010. Doda, secondo alcune fonti, era figlia di mwaumArnoaldo di Metz, mwauqvescovo di Metz e mwauumargravio della mwauySchelda.
cite-note-3111. Duca di Haspengau, conte di Oberrheinsgau e Wormsgau.
Bibliografia
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• mwavmMarc Bloch, mwavqI re taumaturghi, Einaudi ET Saggi, 2005
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• Dieter Hägermann, mwavgCarlo Magno. Il signore dell'Occidente, G. Einaudi, Torino, 2004.
Voci correlate
• mwavwArchitettura merovingia
• mwav4Sovrani franchi
• mwawiPipinidi
• mwawqCarolingi
• mwawyPrincipe germanico
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Collegamenti esterni
• citerefdizionario-di-storiaMerovingi, in Dizionario di storia, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2010.
• citerefsapere-itMerovingi, su sapere.it, De Agostini.
• citerefbritannica-com(EN) Merovingian dynasty, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.